sabato 10 marzo 2018 - 08:28
L’avversario di turno: A.C. PERUGIA CALCIO
Scritto da Piero Colangelo
Match Analyst
Osservatore scout

Visionando le ultime partite del Perugia balza subito all’occhio quanto poco sia rimasto di quella squadra sbarazzina dal gioco super offensivo con la linea difensiva coraggiosamente alta che nelle primissime giornate del campionato in corso aveva indotto tanti addetti ai lavori ad annoverarla tra le maggiori pretendenti al salto di categoria, ma che, dopo l’exploit iniziale condito di vittorie con tante reti, ha conosciuto una serie incredibile di sconfitte che hanno indotto la dirigenza a cambiare la guida tecnica.
All’innovativo Giunti è subentrato il pragmatico Roberto Breda. Non era facile il compito che si presentava al nuovo tecnico tanto che la squadra ha continuato ad alternare alcune prestazione positive ad altre meno convincenti, ma è fuori di dubbio che da alcune giornate, complice l’azzeccata campagna di rafforzamento dove sono giunti calciatori maggiormente funzionali al modello di gioco voluto dal tecnico, il Perugia ha trovato i giusti equilibri e la consapevolezza di poter lottare a pieno titolo per un posto utile per i play off.
La squadra umbra si dimostra una squadra cinica, pragmatica, che riesce molto bene a gestire la partita e leggere le situazioni, in particolare quando deve offendere.
In primo luogo Breda ha modificato il modulo di gioco, passando dal 1-4-3-1-2 di Giunti al sistema di gioco forse maggiormente adottato nella categoria: l’ 1-3-5-2.
La trasformazione operata dal tecnico non si ferma comunque alla sola dislocazione degli uomini in campo ma riguarda soprattutto l’atteggiamento ed i principi di gioco. Non più un calcio di posizionamento attraverso un lungo possesso palla con la squadra raccolta in pochi metri, ma una maggiore ricerca della verticalizzazione facendo arrivare il pallone nella trequarti con un numero limitato di passaggi per lo più effettuati ad uno o, al massimo, due tocchi, nel tentativo di servire le due punte o gli esterni che danno profondità ed ampiezza al gioco.
Gli adattamenti tattici attuati da Breda partono sin dalla fase della costruzione. Viene privilegiata una costruzione media con i due centrali, Del Prete (86) e Volta (87) in modo particolare, che tentano l’immediata verticalizzazione sui terzini che si alzano o sul centrocampista che viene incontro. Nel caso di pressione avversaria, si salta la linea indirizzando la palla direttamente su Cerri o nello spazio.
La catena di destra è quella che appare maggiormente frequentata in fase di possesso potendo contare sulla capacità di saltare l’uomo in dribbling e la facilità di cross di un calciatore come Mustacchio (89), mentre l’altro esterno, Piajc (93) ha ridotto di molto di sue sortite offensive rispetto al passato, curando maggiormente la fase difensiva avendo cura di coprire le incursioni di Bandinelli.
In fase di non possesso Breda punta molto sulle transizioni positive esonerando Cerri (96) e Di Carmine da compiti difensivi che non siano quelli canonici della prima pressione. Dopo di che le due punte si pongono oltre la linea del pallone in attesa di essere innescate.
I due giocano prevalentemente in verticale, con Di Carmine (88) solitamente più avanzato rispetto a Cerri, al fine di favorire la sua maggiore propensione a giocare nello spazio. Il calciatore di proprietà della Juventus risulta molto cresciuto, non solo sul lato tecnico ma soprattutto sotto l’aspetto tattico rispetto a quando giocava nel Lanciano; sempre pericoloso quanto è messo nelle condizioni di battere a rete, risultano particolarmente efficaci, perché effettuate di prima intenzione, le sue giocate per il compagno di reparto o per i centrocampisti che arrivano a rimorchio.
Quando i due esterni di centrocampo si abbassano sulla linea dei centrali difensivi, la squadra sembra patire una certa inferiorità numerica nella zona centrale del campo; ma ciò pare un rischio calcolato, perché come accennato, l’allenatore punta molto sulle transizioni positive che hanno senza dubbio elevato notevolmente la capacità offensiva della squadra e che , nel contempo, costringono la squadra difendente a tenere bassi almeno tre difensori se non vuol correre il rischio di trovarsi in situazioni di 1 vs 1.
La difesa è stata puntellata con un portiere di elevata affidabilità quale si sta dimostrando Leali (93). Del Preste (86) da esterno basso, che nella passata stagione si interscambiava spesso con Nicastro sulla fascia destra, è stato reinventato da Breda come difensore centrale per sfruttare le sue qualità di difensore veloce nei recuperi, mentre convince sempre di più il giovane Magnani, un 95 prelevato dal Lumezzane.
Gustafson (95), in prestito dal Torino, si dimostra un calciatore non dotato di grande dinamismo ma bravo nella difesa e trasmissione del pallone e si sacrifica molto nel lavoro di copertura insieme ai compagni di reparto.
Il ruolo di play se lo contendono il più tecnico Colombatto (97) o il diligente Bianco (87); completa il reparto il centrocampista con caratteristiche più offensive, il promettente Bandinelli (95) bravo nelle incursioni palle al piede.
Insieme a Cerri opera Di Carmine che anche quest’anno si conferma tra gli attaccanti più prolifici della categoria, Tempestivo nell’attaccare la profondità sempre con i tendi giusti e bravo nel superare in dribbling l’avversario.







Piero Colangelo
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